Epidemiologia e Fattori di Rischio
Il tumore del pene è una neoplasia rara, rappresentata nel 95% dei casi da un carcinoma squamoso che origina a livello del glande, del prepuzio o del solco balanoprepuziale. Nei paesi occidentali, l’incidenza è bassa (circa 1 caso ogni 100.000 uomini), mentre nei paesi in via di sviluppo può raggiungere il 10–20% delle neoplasie maschili, con un picco d'incidenza nella sesta–settima decade di vita.
I principali fattori di rischio includono la fimosi, una scarsa igiene locale, il fumo di sigaretta, infezioni sessualmente trasmesse (in particolare l’infezione da HPV, genotipi 16 e 18), l’inizio precoce dell’attività sessuale e la presenza di patologie infiammatorie croniche del prepuzio e del glande, come la balanopostite cronica o il lichen sclerosus et atrophicus.
L’infezione da HPV è presente in circa il 50% dei casi, ma da sola non è sufficiente per determinare la trasformazione neoplastica: sono necessari cofattori genetici, immunologici o ambientali. Un ruolo protettivo è attribuito alla circoncisione in età prepuberale, che sembra ridurre significativamente il rischio oncologico.
Lesioni Premaligne e Manifestazioni Cliniche
Le lesioni premaligne comprendono varie condizioni dermatologiche che possono evolvere verso il carcinoma squamoso invasivo. Tra queste, le più significative dal punto di vista oncologico sono la neoplasia intraepiteliale peniena (PeIN), l’eritroplasia di Queyrat e la malattia di Bowen.
Clinicamente, il tumore del pene può presentarsi come una lesione nodulare, ulcerata, papillomatosa o vegetante, localizzata più frequentemente sul glande e sul prepuzio. In fase iniziale è tipicamente asintomatico, fattore che contribuisce al ritardo diagnostico. L’evoluzione può condurre a dolore locale, infezioni sovrapposte e, nelle fasi avanzate, a metastasi linfonodali inguinali e, più raramente, a distanza (polmoni, fegato, ossa).
Diagnosi e Stadiazione
La diagnosi si basa sull'esame obiettivo dei genitali esterni e sull’esecuzione di una biopsia della lesione, necessaria per la caratterizzazione istopatologica.
L’ecografia del pene può essere utile in fase preliminare, ma nei casi in cui si sospetti un’infiltrazione dei corpi cavernosi è indicata una risonanza magnetica peniena dinamica, effettuata dopo induzione farmacologica dell’erezione (prostaglandina E1), per una valutazione accurata dell’estensione locale.
La palpazione dei linfonodi inguinali rappresenta una fase fondamentale dell’esame clinico, in quanto queste strutture costituiscono la prima via di diffusione metastatica. In presenza di sospette metastasi linfonodali o viscerali, TC addome–pelvi, PET/CT con 18F-FDG e, in casi selezionati, scintigrafia ossea completano la stadiazione.
Trattamento della Malattia Localizzata
L’obiettivo terapeutico primario è la radicalità oncologica, con la massima conservazione anatomica e funzionale. Le opzioni chirurgiche dipendono dall’estensione e localizzazione della lesione e comprendono:
- Escissioni locali conservative, anche mediante tecniche ablative (laser CO₂, crioterapia) per lesioni superficiali e ben delimitate.
- Glandulectomia o amputazione parziale del pene nei casi con invasione dei corpi cavernosi.
- Amputazione totale del pene nei casi avanzati con estensione uretrale o corporea diffusa.
La scelta chirurgica è guidata anche dall’analisi dei margini di resezione, che devono essere liberi da cellule tumorali per ridurre il rischio di recidiva locale.
Terapia delle Metastasi Linfonodali e Malattia Avanzata
In presenza di linfonodi inguinali clinicamente sospetti, la linfoadenectomia inguinale, eventualmente associata a quella pelvica, è indicata a scopo diagnostico e terapeutico.
Nei casi localmente avanzati, è previsto l’utilizzo di chemioterapia neoadiuvante con schema TIP (taxani, ifosfamide, cisplatino), seguita da intervento chirurgico nei pazienti responder.
Nella malattia metastatica, le opzioni terapeutiche includono la chemioterapia sistemica palliativa. La radioterapia, pur meno utilizzata rispetto alla chirurgia, trova indicazione nei tumori superficiali ≤4 cm o come trattamento palliativo in pazienti non candidabili all’intervento.
Follow-up e Prevenzione
Il follow-up prevede controlli clinici periodici e monitoraggio dei linfonodi inguinali e pelvici mediante esame obiettivo, ecografia o imaging avanzato. Nei pazienti trattati conservativamente, è essenziale un monitoraggio attento per identificare recidive locali precoci.
La prevenzione primaria si basa su campagne di educazione sessuale, promozione dell’igiene genitale, astensione dal fumo e vaccinazione anti-HPV nei giovani maschi, misura fondamentale per la prevenzione dei carcinomi HPV-correlati.