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13 aprile 2026


Il carcinoma della prostata rappresenta la neoplasia solida più frequente negli uomini nei Paesi occidentali e la seconda causa di morte oncologica maschile dopo il tumore del polmone. La sua incidenza è in costante aumento, in parte per il progressivo invecchiamento della popolazione, in parte per la diffusione del test del PSA e delle tecniche di imaging avanzate.

Epidemiologia e fattori di rischio

Il tumore prostatico ha un’incidenza che cresce esponenzialmente con l’età: è raro prima dei 50 anni ma diventa estremamente comune dopo i 65 anni. I principali fattori di rischio includono:

  • Età avanzata
  • Storia familiare di neoplasia prostatica
  • Origine etnica afroamericana
  • Dieta ricca di grassi animali
  • Obesità, sedentarietà e insulino-resistenza

Questi elementi contribuiscono all'insorgenza di alterazioni genomiche e molecolari che portano alla trasformazione maligna delle cellule epiteliali della prostata, inizialmente spesso indolente ma con potenziale evolutivo.

Diagnosi: dalla valutazione clinica al campionamento istologico

Nella maggior parte dei casi il carcinoma prostatico è asintomatico nelle fasi iniziali e viene identificato attraverso lo screening opportunistico mediante il dosaggio del PSA (Prostate-Specific Antigen) e l’esplorazione rettale digitale (ERD). Valori di PSA > 1 ng/mL prima dei 50 anni e > 2 ng/mL dopo tale età devono essere monitorati con attenzione, anche se un aumento può dipendere da condizioni benigne (IPB o prostatiti).

Negli ultimi anni sono stati introdotti marcatori più specifici come il PHI (Prostate Health Index) e test genetici urinari per migliorare la selezione dei pazienti da sottoporre ad approfondimenti.

Imaging avanzato: la risonanza multiparametrica

La risonanza magnetica multiparametrica (mpMRI) rappresenta attualmente lo standard per la caratterizzazione della prostata in caso di sospetto clinico. Questa tecnica combina sequenze morfologiche (T2), funzionali (DWI) e dinamiche con mezzo di contrasto (DCE), offrendo un’analisi dettagliata della ghiandola.

Il sistema PI-RADS v2.1 consente di assegnare un punteggio alle lesioni rilevate, stimando il rischio di carcinoma clinicamente significativo. La mpMRI ha un’elevata sensibilità (fino al 90%) e un valore predittivo negativo superiore al 94%.

Biopsie prostatiche

La conferma diagnostica si ottiene tramite biopsia prostatica, che può essere:

  • Standard transrettale (TRUS-guided)
  • Mirata mediante fusione RM-ecografia (cognitive e fusion biopsy)

La tecnica Fusion consente di co-registrare in tempo reale le immagini RM con l’ecografia transrettale, permettendo prelievi mirati sulle lesioni sospette e riducendo i falsi negativi. Questo approccio migliora sensibilmente la diagnosi di neoplasie clinicamente significative e consente una caratterizzazione accurata della malattia.

Strategie terapeutiche: approccio personalizzato

Una volta confermata la diagnosi, la gestione terapeutica del tumore prostatico dipende da variabili cliniche e biologiche (Gleason score, PSA, stadio clinico, PI-RADS, comorbidità). Le opzioni principali sono:

Sorveglianza attiva

Indicata nei pazienti con neoplasia a basso rischio (Gleason ≤ 6, PSA < 10 ng/mL), consente di evitare o ritardare trattamenti invasivi. Il follow-up prevede PSA seriali, mpMRI e biopsie periodiche.

Chirurgia robotica

La prostatectomia radicale robot-assistita (RALP) ha ormai sostituito l'intervento a cielo aperto in molti centri di eccellenza. Il sistema robotico (es. da Vinci) consente un’elevata precisione anatomica, riducendo il rischio di incontinenza urinaria e disfunzione erettile, grazie anche alla tecnica nerve-sparing. È curativa nelle forme localizzate e offre un recupero post-operatorio più rapido e meno traumatico.

Radioterapia

La radioterapia utilizza radiazioni ionizzanti nella cura dei tumori ed è terapeutica nei pazienti con tumore della prostata nelle seguenti situazioni:

  • Trattamento del tumore primitivo
  • Radioterapia adiuvante in pazienti con tumore localmente avanzato
  • Radioterapia di salvataggio per recidiva biochimica
  • Radioterapia palliativa in pazienti metastatici

È particolarmente indicata nei pazienti non candidabili alla chirurgia o con malattia localmente avanzata.

Terapie focali

Approccio emergente indicato in casi selezionati di neoplasie unifocali e localizzate. Tecniche come HIFU, crioterapia, brachiterapia, terapia fotodinamica, laser e radiofrequenza permettono l’ablazione mirata della lesione tumorale, preservando le strutture funzionali circostanti.

Queste terapie sono ancora considerate sperimentali secondo le linee guida europee e vanno proposte nell’ambito di studi clinici controllati.

Follow-up e gestione delle recidive

Il monitoraggio post-trattamento si basa principalmente sul dosaggio del PSA. Il riscontro di un rialzo biochimico (recidiva biochimica) può indicare una ripresa locale o sistemica di malattia.

In questo contesto, esami di ristadiazione come la PET/CT con PSMA o la PET con colina permettono di localizzare precocemente la sede della recidiva e di pianificare un trattamento mirato (radioterapia di salvataggio o terapia sistemica).

Prognosi

La sopravvivenza dei pazienti affetti da tumore prostatico dipende dal rischio biologico della malattia e dalla tempestività del trattamento. Nei casi localizzati, la sopravvivenza a 10 anni supera il 95%, mentre nelle forme avanzate o metastatiche può essere significativamente ridotta.

Grazie ai progressi nella diagnosi precoce, nella chirurgia mini-invasiva e nelle terapie di precisione, le prospettive terapeutiche per questi pazienti sono sempre più favorevoli.